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Le Rubriche, Performabilia

Passaggio imponderabile

02.04.10 | Comment?

di Elena Dell’Acqua

Una domanda dà inizio all’esplorazione dell’arte della performance. Se ciò che mi spinge è la ricerca di una caratteristica comune alle sue diverse declinazioni, allora da dove posso cominciare? Forse ammettendo che entriamo in un mondo in cui è l’imprevisto a dominare. Imponderabile? Forse. Imponderabile, secondo l’etimologia latina, è ciò che è impossibile pesare, qualcosa per cui non si mancano i mezzi per quantificarlo e di fronte a cui, perfino la scienza, si arrende per incapacità di misurazione. Imponderabile. La performance sembra (forse) non esserne tanto estranea.
La coppia di artisti Marina Abramovic (Belgrado; 1946) e Ulay (Solingen; 1943) intitola Imponderabilia la performance eseguita alla vecchia sede della Galleria d’Arte Moderna di Bologna in occasione della Settimana della Performance a Bologna nel 1977, presente nella collezione permanente del Mambo di Bologna. L’opera si inserisce nei Relation Works (1976-80), la serie di lavori nati dalla collaborazione tra i due artisti. Abramovic e Ulay spinsero la simbiosi artistica verso l’esplorazione estrema dei limiti della resistenza fisica e psicologica con una capacità di totale assorbimento mentale. Esempi celebri sono le performance in video Relation in space 1976, Light/Dark 1977, Expansion in space 1977 e Rest Energy 1980.Il video di Imponderabilia inquadra lo spazio della performance, ricavato all’ingresso della galleria dove la coppia di artisti, integralmente nudi, si posizionano frontalmente, disegnando una “porta” umana. Il visitatore viene così invitato a varcare la soglia attraversando lo spazio ristretto tra i due corpi, dove il passaggio è sufficiente perché una persona l’attraversi ruotandosi lateralmente. Il video della durata di 30′ mostra la lunga processione del pubblico mentre oltrepassa la cornice  formata dai corpi della Abramovic e di Ulay.Sono gli sguardi imbarazzati o divertiti, le mimiche dei volti, le forzature dei movimenti contorti e le torsioni degli involontari “performer” a catturare l’attenzione di chi osserva il video. Diversi comportamenti vengono visti nel corso della performance, mostrando una serie reazioni umane di fronte all’imprevisto. E in condizioni estreme poiché avviene un contatto con il corpo nudo di uno sconosciuto. Il visitatore è parte attiva della performance, diventa attore ed elemento indispensabile perché essa si realizzi completamente. Il visitatore svolge dunque un ruolo chiave perché è colui che compie un gesto, un’azione, rendendo possibile l’esistenza della soglia.La presenza dei due artisti, impassibili e concentrati, non risulta essere passiva. Essi affrontano la condizione estrema di sopravvivenza prolungando la resistenza. La frontalità permette loro di scambiarsi lo sguardo, da cui sembrano trarre l’energia necessaria per mantenere la  posizione.La tensione che rende possibile la sopravvivenza e il prolungarsi della performance sembra essere lo scambio di energia tra i due corpi. Tale tensione mantiene in equilibrio i due opposti e sprigiona tutta la sua carica in uno spazio minimo, il punto mediano dove l’azione di compie. In un passaggio imponderabile.

Bibliografia: Charles Green, Doppelgangers and the Third Force: The Artistic Collaborations of Gilbert & George and Marina Abramovic/Ulay, Art Journal, Vol. 59, No. 2 (Summer, 2000),pp. 37 - 45 in www.jstor.org/stable/778099.

Siti consigliati: www.mediaartnet.orgwww.mambo-bologna.org/

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