Tutti noi abbiamo un amico strano. Quel personaggio a volte insapore, a volte un po’ irritante che si perde nella marea degli incontri di una vita. L’amico cui siamo affezionati proprio per il suo essere diverso, quello capace da subito di accattivare simpatia con le sue palesi debolezze. Quel conoscente relegato per tutta la vita fra i quasi-amici, proprio per l’imbarazzo che ci creano i suoi modi bizzarri. A questa categoria possono facilmente essere associati i Liars.Troppo folli perché gli sia concesso incondizionato credito e perché possano trovare spazio fra gli “artisti del cuore”, troppo scanzonati e fuori dagli schemi per poter diventare un ascolto cui associare immagini o momenti realmente vissuti (provate “A Visit from Drum” come soundtrack per i filmati delle vostre vacanze o le foto della morosa…), troppo estroversi per fornire risposte decise alle esigenze di catarsi del fruitore più serio. Le cacofonie insistite della loro musica scoraggerebbero (leggete bene) chiunque.Quando Angus Andrew ha fatto irruzione sul palco ho pensato di aver a che fare con un ragazzone arrivato sin dov’è oggi solo grazie ad un genuino ed awkward senso dello spettacolo. La robot dance dei primi minuti, lo sguardo ironicamente maligno di “Scissor”, le movenze sciamaniche e ipnotiche di “We Fences Our Houses..”, mi hanno rivelato la vera essenza del personaggio, totalmente privo di ibinizioni, in ogni possibile direzione.È comunque allo stesso tempo necessario sottolineare il grande lavoro artistico e melodico dietro ogni composizione (ascoltare i violini di “Here Comes All the People” per credere). Per trasformare in musica quanto di incredibilmente vario hanno questi ragazzi da raccontare occorre comunque saper parlare il linguaggio universale dell’arte, questo lo dico perché non dimentichiate che siamo comunque di fronte a grandi musicisti, pienamente padroni della loro strumentazione e degli ambiti in cui si spendono.I Liars hanno enormi intuizioni, strepitose capacità compositive ed espressive, ma quello in cui battono tutti è senza dubbio la dimensione live.Al pari dei grandi interpreti della storia della musica, loro se ne fregano. Così come il nostro amico strano, mettono a frutto quanto gli è stato donato in campo musicale, esprimendo la loro complessa personalità senza badare troppo al riscontro sul pubblico ed ai consensi, un po’ come Napoleon Dynamite quando regala disegni ai suoi amici.È stato così che hanno creato quella macchina implacabile che ha fatto tremare le fondamento dell’Unwound per quasi due ore, facendo saltare, sudare e emozionare il pubblico che poco prima aveva freddamente accolto l’esibizione del gruppo spalla, i Fol Chen.
I Liars assurgono a concetto, a idea di libera e lucida follia, di sogno cosciente. Così è quando fermano il tempo e ripetono ossessivamente le loro formule magiche “Fly fly the devil’s in your eye shoot shoot” o “i no longer want to be a man, i want to be a horse”. Essere travolti da tanto splendore è tanto facile quanto imbarazzante. Di colpo siamo finiti tutti a gioire dei voli pindarici dei testi di Angus.I brani del poco rodato Sisterworld ha sofferto leggermente il confronto con i vecchi pezzi, “Plaster Cast of Everything”, “Clear Island” (che sto ascoltando adesso a volumi notevoli) e “Sailing to Byzantium” valevano da sole il prezzo del biglietto.La mia maniacale tendenza a raccogliere esperienze di vita anche dove non è proprio il caso di farlo fa si che io possa dire che ieri sera, durante il concerto, ho capito qualcosa di molto importante per la mia intera esistenza. Da oggi rivaluterò tutti i miei amici strani, analizzerò le loro vere doti, senza lasciarmi deviare dalle convenzioni comportamentali che gli vanno strette, filtrando la loro personalità in modo da coglierne la vera essenza. Così ho fatto con i Liars e il risultato è stato fenomenale.
Io “A Visit from Drum” riesco a pensarla nello slideshow delle mie vacanze.E se qualcuno considerasse i Liars noiosi o ripetitivi, beh, quel qualcuno dovrebbe sapere anche che per ogni persona che non capisce i Liars, da qualche parte, c’è un unicorno che piange (cit).
1. A Visit From Drum
2. No Barrier Fun
3. Clear Island
4. I Can Still See an Outside World
5. We Fenced Other Gardens With The Bones of Our Own
6. Scissor
7. The Overachievers
8. The Other Side of Mt. Heart Attack
9. Scarecrows On A Killer Slant
10. Sailing To Byzantium
11. Here Comes All The People
12. Plaster Casts of Everything
13. Proud Evolution
Encore:
14. Be Quiet Mt. Heart Attack!
15. Broken Witch