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RCF | RADIO CA' FOSCARI

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Archive for January, 2010

16.01.10 MAN LIKE ME live @ WAH WAH CLUB

Niente di meglio per un weekend di questo freddo Gennaio di una serata arroventata e danzante: causa ed effetto di tutto ciò prendono il nome di Man Like Me.Ad aprire le ostilità nel sabato del Pop Corn di Marghera ci pensano tali Space Barena, un trio capeggiato dal batterista dei Captain Mantell affiancato da un synth e un dj allo scratch.Performance electro-lagunare intensa e apprezzata, sia per il ritmo incessante che per l’originalità della proposta; il tutto tra proiezioni di sequenze ittico-gastronomiche dal dubbio effetto scenico.L’attesa per i ragazzi d’oltremanica consuma e carica gli astanti, che all’ingresso della band si rivolgono calorosi al palco, dove c’è molto poco rispetto al classico concerto: appena quattro microfoni e un campionatore.Assieme alla trombetta, che porta un barlume di esecuzione musicale nello show, gli altri ingredienti sono voce, basi e presenza scenica a volontà.Il leader e main voice, tale Johnny Langer, è lo scatenato padrone di casa che ci canta le sue storie dall’accento cockney, contornandole con un degno mix di coreografie e spogliarelli.Tutto questo con la vocalist, l’uomo trombetta e l’uomo sampler che restano più disciplinatamente ai loro posti dando comunque un grosso apporto canoro e visivo.Alla base, o alle basi, un miscuglio di powerpop, ska e rave che pare davvero non essersi mai sentito, se non da loro ovviamente. Dopo l’apertura con “Fruit“, scorrono i pezzi del ahinoi limitato repertorio (un album omonimo all’attivo per loro), tra i quali spiccano il classico dei classici “Oh My Gosh“, la hit quasi house “London Town” e la sviolinata “Doughnut“.La duplice chiusura è affidata ad un altro cavallo di battaglia, singolone balneare con la trumpet in evidenza, tale “Carny“. E qui, con i suoi “six to the five to the four to the three”, che esalta folla e performer, si chiude lo spettacolo meta-musicale dei fioi di Camden.Per il futuro non si può che augurar loro di continuare su questa strada, di raccogliere il successo che meritano e ovviamente di tornare puntualmente sul palco del Wah Wah Club, in quella che è ormai la loro seconda casa.FFF

BERLIN CALLING - THE SOUNDTRACK by PAUL KALKBRENNER

Paul Kalkbrenner rappresenta allo stesso tempo il lato romantico e rock della musica techno.Questa è l’aria che si respira ascoltando Berlin Calling – The Soundtrack, colonna sonora dell’omonimo film (www.berlin-calling.de) in cui Paul interpreta se stesso (Ikarus) e la figura del dj nella Berlino post-caduta del  muro, alle prese con rave, droga e sesso facile.L’album edito da BPitch Control (www.bpitchcontrol.de), storica etichetta berlinese fondata da Ellen Allien esattamente 10 anni fa, raccoglie 14 tracce, alcune delle quali inedite e scritte appositamente per il film,altre invece già pubblicate  e annovera collaborazioni importanti tra cui quelle con Sascha Funke in Mango e Fritz Kalkbrenner per la traccia che fa da main theme del film Sky and Sand.Perhè questo lavoro è anche pop? Presto detto. I pezzi sono costruiti in maniera classica, intro, strofa, ritornello, strofa, ritornello e outro e le sonorità non sono pesanti, metalliche, dure come nei classici pezzi techno che han segnato i primi anni 2000. Sono saggiamente costruiti per piacere a tutti, anche a chi non ama il genere. E’ un lavoro romantico perchè racchiude in se i suoni che Berlino ti fa ascoltare e vivere: per esempio in Train ha campionato il tipico suono della metro al chiudersi delle porte.È rock invece perché racconta gli eccessi e la vita al limite che molti musicisti vivono e che Berlino aiuta a vivere. Questo è più evidente nel film, ma anche nell’album è presente in alcuni passaggi bruschi da melodie serene ad altre più forsennate, da synth leggeri a sample di chitarre indiavolate (in Castenets).Pur lavorando interamente in digitale (Paul utilizza sample e VST elaborati da lui stesso combinandoli con il software Ableton Live) il suono che ne esce è caldo, simile in tutto all’analogico, i synth sono dolci e melodie riescono a prenderti e trasportarti nel dance floor di un club di Friedrichschain (come in Azure). Le basi sono semplici per lo più in 4/4 e coinvolgenti, trasmettono un irrefrenabile voglia di scuotere la testa su e giù (in Torted e in Bengang). La relativa facilità dei pezzi è esattamente il suo appeal. Kalkbrenner è riuscito ad ottenere a una sorta di techno rilassata, da ascolto, carica di melodie e leggerezza che rende le tracce quasi mainstream e fa dell’album uno dei lavori meglio riusciti del 2009.Da archiviare nel proprio HD assolutamente: Sky and Sand, Train e Bengang. voto: 8.5

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