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Archive for December, 2009

BUONE FESTE


 
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TRACKLIST 16.12.09 :INDIE-RETTA dj set @ UNIVERSITY OF AURORA

  • Bloc Party - Signs
  • The Streets - Heaven for Weather
  • I Ragazzi ® - neve (The Dowser Mix)
  • Slow Club - Christmas (Baby please come home)
  • Ex-Otago - Robilante
  • The Thrills - Big sure
  • Alex Gopher - Brain Leach (Alternate Version)
  • Death Metal Disco Scene - 21
  • Fuck Dress - Suburban Nietzsche Freak
  • Fujiya & Miyagi - Pussyfooting
  • Franco Battiato - Cuccuruccuccù
  • Alphabeat - Go Go
  • Death Cab for Cutie - Soul Meets Body
  • Art Brut - My Little Brother
  • The Hives - Walk, Idiot Walk
  • QOTSA - 3’s & 7’s
  • Juliette Lewis & the Licks - Got Love to Kill
  • Interpol - Slow Hands
  • White Lies - Death
  • We Are Scientist - After Hours
  • Radiohead - Jigsaw Falling into Place
  • Fare Soldi - Sappiamo dove Abiti
  • Amari - Bolognina Revolution
  • Amari - Conoscere gente sul treno
  • Au Revoir Simone - Fallen Snow (The Teenagers rmx)
  • FM Attack - Sleepless Nights
  • Soulwax - NY Excuse
  • LCD Soundsystem - Someone Great
 
icon for podpress  INDIE-RETTA dj set @ University of Aurora 16 dic 09: Play Now | Play in Popup | Download (186)

Review: UOCHI TOKI - LIBRO AUDIO

Memorizzati i passaggi elettronici, i rumori e i ritmi di ogni traccia di questo Libro Audio, ascoltando il disco potreste arrivare a credere di star semplicemente seguendo un vostro pensiero, di essere alle prese con una da voi partorita riflessione. Come quando, aspettando il treno, prima di dormire, da soli sul treno, guidando, passeggiando o mangiando da soli, il nostro pensiero è libero di giocare e occupare l’intera nostra attenzione con costruzioni fantasiose, con giostre d’immagini e concetti. Questa è la principale forza dei Uochi Toki, dinamico duo di Alessandria capace negli anni di affinare sempre di più il loro rap elettronico.Libro Audio è una raccolta di racconti, dodici piccole storie capaci di coinvolgere, di far sorridere e riflettere. Ogni singolo pezzo è un fiume di parole sostenute da basi elettronico-rumoristiche, piccoli quadri colorati dal cantato forsennato e ipnotico di Napo, aiutato a scivolare sottopelle dallo splendido lavoro di Rico che intrattiene e diverte, con l’intelligenza di chi ha studiato la storia del suo genere, usando rumore e beat. Le influenze? Il rumorismo di Dalek, l’uso del suono di Dabrye (con le giuste proporzioni) ma anche i compagni di etichetta Altro.“L’osservatore, L’osservatore1” è l’esempio lampante di quanto fruttuoso possa essere il connubio sopradescritto. La canzone è probabilmente la migliore mai prodotta dal duo, uno stream of consciousness di rara qualità, un saggio filosofico sul percepire la realtà, sulla relatività del nostro esperire sensoriale, che anche se suona complesso e astruso è senza dubbio la più comune delle riflessioni che può capitare di fare nei momenti vuoti di tutti i giorni, ascoltare per credere. Gli Uochi Toki, con questo giunti al loro quinto album, il primo per La Tempesta, sono una strepitosa realtà della nostra musica, capace di distinguersi per la qualità del suo lavoro, per il fascino del loro approccio e per l’originalità della loro poetica, se così la si può definire. In tempi di miseria culturale, di immobilismo mentale, oggi, qui, alimentare fenomeni come questo dovrebbe essere un dovere unanimemente sentito. Non posso fare altro che invitarvi, questa volta più che mai, ad ascoltare per credere.Fdv

IL TEATRO DEGLI ORRORI live @ NEW AGE CLUB

“Potevate starvene a casa, potevate guardare la tv, andare..in discoteca! Potevate uscire con gli amici, potevate fare all’amore con la vostra ragazza, ah l’amore quanto mi manca l’amore, e quanto amore manca nel mondo, è la carenza d’amore il guaio del mondo!”. Un boato.La prima importante certezza che ho avuto assistendo all’esibizione del Teatro è che finalmente al gruppo si è avvicinato un pubblico degno del livello delle sue opere. È stata finalmente loro concessa incondizionata stima, gratitudine, attenzione e affetto, nella misura e nei modi che meritavano. Momento rivelatore è stata l’esecuzione di uno dei pezzi più contenutisticamente difficili e importanti del disco, un passaggio delicato, parlo di “Majakovskji”. Ho visto ragazzini con gli occhi chiusi recitare, rapiti, gli strepitosi versi del poeta russo. Si cantava in anticipo su Capovilla, ci si muoveva a tempo anche con gli arpeggi di Mirai, si urlava quando c’era da urlare e tutti insieme si sudava insieme al Teatro, in uno di quei momenti perfetti che legano un gruppo ai suoi fan, capaci, proprio per il loro essere rari quanto intensi, di ripagare l’artista dello sforzo e della sincerità del suo lavoro, uno di quei momenti che ti rendono fiero di stare in mezzo al pubblico. Era la mia quarta volta con il Teatro degli Orrori, la prima da quando è uscito A Sangue Freddo.Per chi non avesse mai assistito all’esibizione, alla messa in scena del Teatro, il tutto comincia con uno stridente suono di archi e feedback elettronici, ossessivi e insistiti, una sorta di rito volto a creare l’atmosfera cupa e raccolta in cui Capovilla e soci scateneranno la loro violenza colta. L’ingresso del gruppo è quindi un momento solenne, Pierpaolo fissa un punto indefinito dietro il pubblico, sguardo perso, immerso nel suo personaggio. Partendo con “Direzioni Diverse” interpreta un innamorato, e lo fa alla grande, gridando tutta la sua rabbia e scuotendo il microfono a ritmo di taglienti versi d’amore amaro. Giudicaste le mie parole esagerate confermereste di non aver mai vissuto un concerto del gruppo. Ovviamente Capovilla, dimostrando tutto il suo amore per il suo pubblico, spesso “esce dal personaggio” scherzando e provocando le prime file, interagendo con il Ragno Favero e improvvisando divertissment sempre al limite.Mai avrei creduto che i pezzi dell’ultimo lavoro avrebbero retto il confronto con le ormai rodatissime canzoni dell’Impero delle Tenebre. “Due”, “Per Nessuno”, “Il Terzo Mondo” proposti prima del poderoso duo “Vita Mia” “Dio Mio” non hanno sfigurato ma, anzi, hanno catalizzato il dinamismo del pubblico anche stavolta pogante. A contribuire al delirio, a sottolineare i momenti più intensamente rumorosi, Pierpaolo si è più volte lanciato sul pubblico in uno dei più spericolati body surfing cui abbia mai assistito, passando più tempo sospeso in aria che sul palco vicino ai suoi, a tratti preoccupati, compagni. Momenti clou della scaletta sono senza dubbio stati “Mai Dire Mai”, tirata all’inverosimile, e “Il Turbamento della Gelosia” eseguita in modo impeccabile e strepitosamente nervoso.Dopo quasi due ore di assalto rumoristico il gruppo è uscito per il primo e unico encore. Al rientro Capovilla ha imbracciato il basso per la imponente “Die Zeit” seguita da una lunga coda di puro e straziante feedback. L’uscita di scena.Quella del Teatro è una macchina perfetta, oliata come meglio non si poteva, composta e sostenuta da personaggi che uniscono l’essere professionisti al saper liberare enormi capacità espressive e sensibilità; artisti veri. Tutto questo è premiato, grazie a dio, da un grande pubblico, non il solito assembramento di ragazzini in cerca della sbronza rockettara, ma un gruppo eterogeneo e partecipe di fan veri, divertiti e visibilmente soddisfatti. Al Teatro è concessa la stima che generalmente è più facile veder assegnata ad artisti stranieri, questa è a suo modo una rivoluzione, un’inversione di tendenza significativa. Essere riusciti a fare tanto è indice di enorme talento.FdV

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