Search

Logo RCF

Ascolta RCF

  • play in popup
  • pls
  • asx
  • help

    Puoi ascoltare Radio Ca´ Foscari in 3 modi, a partire dal menu laterale che trovi qui sopra

    • - Cliccando su play in popup si aprirà una finestra del browser con il player (a meno che tu non abbia attivato il blocco popup).
    • - Per ascoltare la radio nel tuo player preferito, scarica i file asx per Windows Media Player e pls per tutti gli altri (iTunes, Winamp, eccetera): tasto destro + salva destinazione con nome + apri.
    • - Nel tuo lettore preferito, scegli di aprire uno stream e scrivi o incolla
      http://www.lewebradio3.net
      :9086/

Blogroll

  • FUZZY SHOP
  • INDIE-RETTA on iTunes
  • Myspace
  • SETTIMO CIELO VINTAGE SHOP
  • WAAA

Music Friends

  • ELECTROBOOGO
  • INDIE-MAG
  • INDIE-ZONE
  • ITALIAN EMBASSY
  • MADE IN POP ovvero CHECCO MERDEZ
  • MOMOSTOCK
  • NASTRO WEBZINE
  • NERDS ATTACK
  • NEW AGE CLUB
  • RCRD LBL
  • SOUND AND VISION
  • WAH WAH CLUB

RCF | RADIO CA' FOSCARI

Archives

Podcast Feeds

  • View in iTunes
  • Any Podcatcher

Archive for November, 2009

PIU’ SANGUE, MENO FREDDO!

Volo subito alla traccia numero tre, il primo singolo.

SBAM!

Le note fanno quasi esplodere le piccole casse nascoste del computer. Si gonfiano con la violenza dell’indignazione, la voce di tanti ideali bagnati e lasciati al freddo. Ci scrivono sopra una canzone, Il Teatro degli orrori, perchè ben consapevoli.  Avvezzi alle ombre.

Quest’uomo mi chiede se mi ricordo di Ken Saro Wiwa. Nessuna idea di chi sia, no. Lui racconta. Mi dice che l’hanno ammazzato, davanti a tutti, e che lui no, non si arrende, come Saro Wiwa, morto per aver troppo lottato ed essere stato per questo amato, troppo. Niente di Truman Capote in questa “A sangue freddo”. Molto di più, un’altra prospettiva: il terribile assassinio “legale” di Saro Wiwa ci deve toccare, dice la voce (dannatamente pacata, penetrante) perchè anche se non ci riesce spontaneo identificarci in lui, come hanno fatto tutti gli americani con la famiglia Clutter del romanzo di Capote, Saro Wiwa era un uomo. Nigeriano. Quante immagini accorrono  al pensiero di cosa sia l’immensa Nigeria, probabilmente nessuna vicina alla realtà.  Si può capire cosa significhi agire come ha agito lui, sfidare i giganti? Allora leggete i suoi versi. Allora ascoltate questa canzone.

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
(…)

Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
(…)
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

(Ken Saro Wiwa, La vera prigione)

Daccapo. Traccia numero uno.

Nel rumore quieto della notte, la stanchezza e il brandy. Sono le quattro del mattino. Lui aspetta. Che tenerezza infinita nelle sue parole. E quella voce, prima tanto aspra, invoca la presenza di lei, che trasforma l’angoscia nella levità di una carezza. L’innamorato inquieto che si giustifica: “Si leggono cose terribili nei giornali”. Ma le sue paure, lo sa, non son giustificate. L’amore non ha causa, non risulta da alcuna spiegazione.  Mi faccio accarezzare dalle sue parole, dal mio stesso stupore di fronte a un sentimento così ben espresso da un uomo. Si, mi stupisce.

E poi viene lei. Due. La tenerezza se n’è andata. Le sue fragilità messe in mostra, e lui è tornato cattivo. Ahi. Come fa male sentire tutte le frasi sciocche e le illusioni, portate alla luce del sole. Non ha pietà per le nostre debolezze. Ed è così, tutto il resto dell’album. Prendi la banalità, le più fastidiose ovvietà, sei già stanco di sentirle. E ora gioca. Urlate, ripetute, trasformate in una danza purificatrice. Cattivi, beffardi. Mai dire mai, Il terzo mondo, Padre nostro, Alt!, e ancora È colpa mia, Direzioni diverse: la fiera del luogo comune, il potlac di tutti i significati logori. In alcuni luoghi questo attacco frontale al linguaggio comune e alla chiacchiera sembra fine a se stesso, nichilismo anche musicale, caos distruttore. Ma a tratti il rumore si acquieta in melodie gonfie di futuro, nell’immaginato e sperato  “è un mondo diverso che voglio, senza nè despoti nè preti, più giusto e libero se vuoi, dove abbracciare il sole, il mare, la terra, l’amore”. Mi faccio incantare dall’espressività così piena di Majakovskij, la poesia ancora una volta esplode e moltiplica in potenza grazie all’incontro degli strumenti.

Quattro. Pesanti come un colpo.
“A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.
Ma uno come me dove potrà ficcarsi?
(…)

Dove trovare un’amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!
(…)

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?
Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?

      (Vladimir Majakovskij, All’amato me stesso)

Ogni parola acquista in profondità. Le parole. Tutta la poesia che hanno saputo mettere insieme, questo continua a girarmi in testa, dopo il primo ascolto. Il suono così ben costruito ha illuminato ogni frase. Le parole sono quello che resta. Non c’è davvero bisogno di aggiungere altro, la qualità  evidente, il potenziale già in atto e quest’album si difende da sè.       

Camilla- 

Little Dragon – Machine Dreams (2009)

La musica scandinava si divide in due filoni, come d’altra parte capita in tutti gli altri campi della vita. Ci sono i tristi introspettivi introversi acculturati sfigati e complessi (Sigur Ros, i primi Mùm, Kings of Convenience, Bjork) e, contrapposti a questi, ci sono i più allegri, i ragazzi del loro tempo, i creativi, quelli capaci di cavalcare onde e dancefloors (The Knife, Royksopp, Lindstrøm).Perfettamente a metà si possono piazzare i nostri Little Dragon, piccolo fenomeno di quest’anno.Fra di loro c’è Yukimi Nagano, già vocalist dei Koop. Le coordinate quindi grossomodo ve le ho date, facile a questo punto immaginare l’andamento generale di questo Machine Dreams, seconda prova per il gruppo di Goteborg dopo l’omonimo del 2007.Il disco è caratterizzato dal sapiente uso di strutture e suoni elettronici d’ottimo gusto e fattura, dall’uso di melodie facilmente assimilabili e dal clima catchy e disimpegnato.Una manna anche per i revivalisti di alcune sonorità eighties comune a gruppi come quei fenomeni degli Junior Boys.Chiudo con le menzioni speciali per alcune tracce: prima di tutte “My Steps” indubbiamente la migliore dell’intero LP, accattivamente quando ben pensata e realizzata. Ottima anche “Thunder Love”, una delle più pacate ed eleganti fra le undici tracce del disco.Little Dragon promossi quindi a pieni voti, in attesa che riescano a scrollarsi di dosso l’approccio derivativo che invecchia in partenza dischi come questi; Machine Dreams scorre senza uccidere né curare, lasciando poco al termine, ma intrattenendo parecchio durante, tanto da costringere a muovere a tempo il capo, cosa che per il sottoscritto capita di rado.

  • Voto 7
  • FdV 

    icon for podpress  BLINKING PIGS: Download (133)

    Il Teatro degli Orrori – A Sangue Freddo (2009)

     Un buon motivo per evitare di spendere altro inutile tempo ad ascoltare musica o in generale di misurarsi con l’arte, può essere quello di non aver apprezzato L’impero delle Tenebre, l’esordio del Teatro. Lo so esagero, ma sono convito che in questo particolare caso sia necessario.Nel loro primo disco, Capovilla e amici, hanno spazzato via almeno dieci anni di musica indipendente italiana, e qui non esagero. In particolare per quanto riguarda in primis chi si misurava con il loro genere ovvero il noise punk d’ispirazione americana (Shellac, Jesus Lizard, Birthday Party), ma in ultima analisi anche tutta la musica italiana pseudocolta.Sarà per l’effetto della sorpresa, sarà l’innegabile talento dei protagonisti coinvolti, o magari il colpo di genio che fonda l’intera struttura della band, ma il gruppo nel 2007 ha senza dubbio lasciato un bel segno nella scena indipendente italiana.Purtroppo, e c’era però anche da aspettarselo, A Sangue Freddo non è all’altezza dell’esordio.Dal punto di vista musicale si rimane agli stessi livelli del precedente capitolo, ma quello che manca è l’omogenea tensione che copriva uniformemente ogni traccia de L’impero delle Tenebre. I testi perdono di mordente stagnando su vaghe denuncie sociali o sfuocati isterismi su luoghi comuni. “Alt!” e “Terzo Mondo” i due esempi più evidenti.Non mancano d’altra parte finezze e colpi di classe; “Majakovskji”, ripresa dalla stratosferica interpretazione di Carmelo Bene, è un pezzo immenso, lampante dimostrazione di talento e piglio d’artista. Merci più che rare nel desolante e desolato panorama italico.Menzione d’onore a “Mai dire Mai“, canzone divisa in due parti. La prima ricorda, per il testo, la magnifica “Fallo!” dallo split con gli Zu, la seconda parte è dal punto di vista musicale e per il cantato uno dei punti più alti della discografia del gruppo. “Vorrei dirti che sei almeno una piccola, forse una grande, parte di me”.Indubbiamente meritevole di essere il primo singolo “Direzioni Diversi” è una piccola svolta pop per la band. Coadiuvati dai Bloody Beetroots scrivono una ballata dolceamara retta da una base elettronica che rende insolitamente movimentato l’andamento globale del pezzo. Il tutto però viene sapientemente bilanciato dagli ottimi violini che per la prima volta intervengono in una composizione del gruppo.Il Teatro degli Orrori riesce a dimostrare il suo essere una spanna sopra rispetto ai colleghi italiani, pur perdendo un po’ della brillantezza che aveva deciso il successo dell’esordio. In attesa di vederli dal vivo per saggiarne effettivamente le condizioni psico-artistiche, ribadiamo berciando come farebbe Capovilla che siamo di fronte ad un gruppo che va coccolato, seguito e compreso più di ogni altro.

  • voto 6.5
  • FdV

    TERMINATO L’AMARI REMIX CONTEST, ecco i vincitori

    Gli Amari hanno comunicato i vincitori del contest del remix di Your Kisses.Lo han fatto pubblicando una playlist su Fairtilizer e con un post su Bigstereo, il blog che ha lanciato e contenuto il contest.Tra quelli pervenuti vogliamo sottolinearne altri tre che a nostro avviso sono di buona fattura.Li potete ascoltare qui:

      RAMBLA BOYS
      DeFølt
      Funky Fresh Franco
    icon for podpress  Amari - Your Kisses Remix Playlist: Download (138)

    13.11.09 MOTORPSYCHO live @ NEW AGE

    Cosa hanno fatto i Motorpsycho nella loro carriera oltre ad accaparrarsi il nome più bello della storia della musica?Giungere con larghissimo anticipo ad un concerto può avere parecchi risvolti positivi, compreso quello di dare risposte a domande come quella qui sopra. Una volta entrati nel locale, trovato il divanetto adatto, presa la birra d’ordinanza, è infatti possibile scrutare, giudicare e categorizzare i vari tipi di uditorio presente, saggiarne lo spessore cultural-musicale. In questo azzardato e palesemente scorretto modo di operare è stato facilmente tracciabile un bilancio indicativamente equo della carriera del gruppo norvegese.L’esperimento fatto ha valore e significato ancora più forti, soprattutto oggi e soprattutto al New Age di Roncade. Superato il primo strato di ragazzi che, capitati in loco quasi per inerzia alla ricerca del place to be del venerdì alternativo, si scambiano arditamente confidenze arditissime sul loro ardito prossimo tatuaggio, superati anche quelli vestiti come la versione del Rolling Stone italiano caldamente consiglia fra un articolo tradotto e l’altro, superati questi personaggi ho trovato una folta schiera di fan veri, merce rara quanto genuina. Vestiti con maglie di tour risalenti a Trust Us o addirittura a Timothy’s Monster, questi soggetti sono quanto di più prezioso ci sia per un gruppo come i Motorpsycho, band in ultima analisi mai capace di sfondare fra il grande pubblico, anche per l’aver scelto di praticare il più inflazionato fra i sottogeneri del rock, soprattutto nei primi anni ‘90.Arrivati quest’anno a festeggiare i vent’anni di attività, il gruppo di Trondheim ha sfornato per l’occasione Child of the Future. Il disco, mediocre, non è da considerare un LP vero e proprio, è più che altro una semplice autocelebrazione, un regalo per gli affezionati fan di cui parlavo prima.L’ultima vera uscita targata Motorpsycho è Little Lucid Moments del 2008, ottima prova divisa in 4 lunghe suite. È proprio con una di queste, l’incantevole “Year Zero”, che si è aperto il concerto. Sin dai primi istanti ci si è resi conto di aver di fronte una band capace di agire e muoversi come un’unica entità, crescendo e decrescendo d’intensità senza strappi, riuscendo a improvvisare ma sempre nello schema della canzone, divertendo quindi ma divertendosi. Il tutto piace eccome.Con la successiva “Sideway Spiral II”, pescata Angels and Demon at Play (1997), si prosegue con un altro grande pezzo capace di scaldare e animare le prime file. Emozionante poco dopo l’introduzione d’archi di “Bedroom Eyes”, opening track di Phanerothyme (2001), una delle canzoni preferite da chi scrive e dalla maggior parte dei presenti.L’esibizione scorre così piacevole fra jam psichedelici, canzoni rock tirate e trascinanti (“Like Always”, “You Lied” con grande partecipazione del pubblico) alternate da piccole ballate. Dopo una strepitosa e dilatatissima “Taifun”, saggiamente presa da uno dei lavori migliori del gruppo Trust Us (1998) si rifiata con “Cornucopia“, chiudendo così la prima parte del concerto.A questo punto, al rientro del gruppo, si raggiunge il momento più ispirato e ipnotico dell’intero concerto, uno dei momenti “in musica” migliori della mia esistenza, una di quelle cose che rinconciliano con l’arte (cit.) e con il genere umano. La riproposizione della seconda parte della suite che apre Little Lucid Moment (2008) è stato un assalto frontale a timpani e cuore; Sæther e Ryan, quand’anche ce ne fosse bisogno, hanno dimostrato di essere due enormi musicisti. Coadiuvati alla batteria da quella forza della natura di Kenneth Kapstad, dilatando, loopando e pestando come dannati ci hanno grazieaddio scaraventato contro l’enorme muro di suono nato dalla somma di “Hallucifuge” e “The Alchimyst” per un totale di 20 minuti di suono fragoroso e continuo.Storditi e sbalorditi abbiamo visto per la seconda volta la band uscire salutando, ignari di quanto ancora ci aspettava. Dopo pochi minuti infatti i tre sono rispuntati e imbracciate le chitarre hanno proposto la loro canzone manifesto, la canzone eletta dalla radio nazionale norvegese la “canzone del millennio” e suonata ininterrottamente da mezzogiorno del 31/12/1999 fino a mezzogiorno del primo giorno del nuovo anno. La splendida “Vortex Surfer”, fino a quel momento mai suonata nel corso del tour. Il sommarsi di questi piccole chicche, unita all’entusiasmo della performance, ha reso i nove minuti della canzone un momento enorme per tutti i presenti, in particolare per quei trentenni che con gli occhi chiusi, sgualcendosi a vicenda le sudatissime maglie del gruppo, hanno visto ripagata la loro ennesima prova d’amore.Cosa hanno fatto i Motorpsycho oltre a scegliere un nome strepitoso? Hanno saputo allevare ed educare alla musica una fetta di adolescenti oggi quasi uomini, hanno saldato negli anni un rapporto speciale, quello fra idoli e idolatrati, fra cultore e artista di nicchia, una relazione rara oggi.I Motorpsycho hanno guadagnato stima e considerazione, senza concedersi mai allo stucchevole o al ruffiano. I loro primi vent’anni da gruppo sono quindi soprattutto questo e noi li si ringrazia di cuore.FdV

    TRACKLIST
    1. Year zero
    2. Sideway Spiral II
    3. Sail on
    4. Superstooge
    5. Bedroom eyes
    6. Feel
    7. Ozzy
    8. Sinful, Wind-borne
    9. Like Always
    10. Upstairs-downstairs
    11. Wishing well
    12. You Lied
    13. Spacewash
    14. Taifun
    15. Cornucopiada "Little Lucid Moments": Hallucifuge & L'Alchemista
    16. Vortex Surfer

    07.11.09 AMARI live @ PIER7 NIGHT

    Seconda serata della PIER 7 NIGHT e subito il botto.Live on stage AMARI, sì quei cialtroni delle motoseghe che stanno portando in giro il loro nuovo album POWERI con l’omonimo tour.Approdano a Padova dopo qualche manciata di tappe in giro per l’Italia e dopo un’estenuante trasferta dalla terra dei tartufi che li ha un pò provati.Infatti l’apertura non è delle migliori. Sembrano un pò sottotono, forse intimiditi come dice anche lo stesso Dariella : “sapete, portare in giro il nuovo album e proporre i nuovi pezzi fa sempre ****** in mano”.La gente è un pò freddina, e dopo Dovresti Dormire (primo singolo, lanciato anche i free download), ecco che la serata comincia a decollare con Arpegginlove, pezzone di Scimmie d’Amore. La gente si scalda comincia a cantare, ballare, di sicuro i pezzo vecchi sono meglio assimilati e scuotono di più gli accorsi a sentire Pasta & soci. La tracklist propone quasi tutti i pezzi nuovi (peccato per New people in town, che non viene fatta) saggiamente alternati da pezzoni strappalacrime: così ascoltiamo i nuovi arrangiamenti di Blognina Revolution, Campo minato e 30 anni che non ci vediamo.L’ attitudine rock di certo non ha abbandonato la band, anche se qualcuno mi ha sussurrato all’orecchio : “sta sera sono un pò emo!”. La mise è quella che si può ammirare nei servizi di lancio per POWERI, giubbottino smanicato di jeans e toppa, molto billy boy crew e la chitarra è rockeggiante, spacca, entra, scuote le membra, anche grazie alla maestria di un berto in formissima che con la chitarra si trova a suo agio tanto quanto tra i rettangoli bianchi e neri. i cuori sono riscaldati dal solito bassone che ha mandato in estasi la folla, cero continua a funkeggiare con maestria e ovviamente si candida per un posto nella hall of fame dei bassisti.Il live corre, scuote, fa shakerare i cooli, gli AMARI son cresciuti, sono una band matura, probabilmente sono quasi giunti alla consacrazione, che dovremmo aspettarci dai prossimi lavori. Intanto la barba c’è, dove svolteranno non lo sanno ancora ma una buona via è già stata intrapresa.becatevi l’intervista nel furgone amaro, molto the blair witch project: chiedo umilmente venia (cliccate la foto per il video)!

    TRACKLIST
    1. DOVRESTI DORMIRE
    2. ARPEGGINLOVE
    3. MANAGER NELLA NEBBIA
    4.  CRONACA VERA
    5. 30 ANNI CHE NON CI VEDIAMO
    6. TIGER
    7. BOLOGNINA REVOLUTION
    8. GIRLS ON VODKA
    9. CAMPO MINATO
    10. YOUR KISSES
    11. GITE FUORI PORTA
    12. PRESERVATIVI  "contraccetivi" OVUNQUE
    13. HO FATTO UN Pò DI CASINO
    14. CONOSCERE GENTE SUL TRENO
      
      
      
      
      foto Sound & Vision
      foto Cloz
      
      

    11.11.09 RCF | NIGHT @ Cafè Aurora: INDIE-RETTA dj set TRACKLIST

    1. The Killers - Spaceman
    2. The Strokes - 12.51
    3. The Rakes - Work, Work, Work (Pub, Club, Sleep)
    4. The Teenagers - Homecoming
    5. The Whitest Boy Alive - Inflation
    6. The Ting Tings - Keep Your Head
    7. Bloc Party - Banquet
    8. Eagles of Death Metal - Wanna Be in L.A.
    9. Ah, Wildness! - The Tomorrows
    10. Weezer - (If You Are Wondering if I Want You to) I Want You to
    11. Miike Snow - Animal
    12. Kaiser Chiefs - Good Days Bad Days
    13. Amari - New People in Town

    Next Page »

    FireStats icon Powered by FireStats