09.10.10 Mystery Jets live @ NEW AGE CLUB
New Age riempito solo a metà per l’ultima data italiana dei Mystery Jets, il gruppo londinese nato nel 2004 dal duo padre-figlio Henry & Blaine Harrison, che ora vede quest’ultimo in formazione con William Rees - chitarra - , Kai Fish - basso - e Kapil Trivedi - batteria.
Tutti accomunati dalla propensione al polistrumentismo (un synth per ognuno dei tre front men) e da un gusto per le camicie piuttosto discutibile.Una miscela di pop, rock e glam, alternando brani dell’ultimo lavoro “Serotonin” a quelli del precedente “Twenty One“, inspiegabilmente senza excursus nel disco d’esordio Making Dens.
Il risultato è sicuramente piacevole: le tre voci che si alternano e si sovrappongono, le chitarre con qualche bel ricamo qua e là ma senza escursioni in assoli o virtuosismi, il basso con più di una linea indovinata, e un paio di inevitabili campionamenti, come in occasione di “Show Me The Light“, ultimo singolo della band.
Su una base con basso elettronico da drum machine si innestano tre chitarre, i consueti cori e i sapienti piattini del batterista, che ritornano nella seguente “Hand Me Down“: è il momento di punta del concerto, con queste due canzoni che racchiudono tutti gli ingredienti della proposta del quartetto: orecchiabile e di qualità, senza cercare rivoluzioni o avanguardie ma non per questo rinunciando ad avere un sound originale.
Il successo riscosso nelle altre tappe del tour europeo ha consacrato questa formula, sebbene, come detto, il pubblico questo sabato al New Age non fosse esattamente quello delle grandi occasioni.
Senza accendere oziose polemiche, si vedono gruppi di gran lunga meno interessanti attirare masse ben più consistenti; è un peccato che in pochi conoscano i Mystery Jets, anche perché il loro pop-rock non è assolutamente cosa di nicchia: per come è concepito potrebbe coprire anzi un pubblico piuttosto vasto.
Proseguendo, è da segnalare la penultima canzone prima della pausa, la loro hit più famosa, “Two Doors Down“, cantata a gran voce dal pubblico ed eseguita con una piccola sbavatura in apertura di seconda strofa: niente di clamoroso comunque, a fronte di performance soddisfacenti da parte di tutti i quattro membri, in particolare del batterista - sosia di Felipe Massa -, molto preciso e consistente in tutti i brani.Si rallenta un po’ con “Behind The Bunhouse“, prima della pausa e della riapertura, con la disattesa promessa di “few more songs”: “Flakes” chiude il concerto dopo un ora e un quarto, lasciando una discreta soddisfazione tra la gente.
Difficile fare previsioni per questa band, che nel 2008 aveva convinto critica e pubblico ma che con l’ultimo lavoro di quest’anno ha forse perso un po’ di slancio, pur restando una delle formazioni più interessanti della scena indie attuale: in pochi davvero riescono a fare della musica che sia particolare ma anche “fischiettabile”…
(FFF)
Tracklist:
Alice Springs
Half In Love With Elizabeth
Serotonin
Waiting On A Miracle
Young Love
Melt
Show Me The Light
Hand Me Down
Flash A Hungry Smile
Hideaway
Dreaming Of Another World
Two Doors Down
Behind The Bunhouse
Flakes























